Botti Barbarighe


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Nodo idraulico complesso

NOME: Botti Barbarighe

LOCALITÀ: Botti Barbarighe (Adria)

CONSORZIO ORIGINARIO DI APPARTENENZA: Consorzio di S. Giustina

DATA COSTRUZIONE: 1556-1557

NOTE STORICHE:

Con decreto 16 maggio 1556 il Senato Veneto si espresse a favore della realizzazione del progetto di bonifica delle Valli di S. Giustina in base ai pareri espressi dai periti Zuan Giacomo degli Alberti e Zuan Carrera nell’aprile di quello stesso anno. L’atto segnava la nascita ufficiale del Consorzio di S. Giustina; l’opera principale che si intendeva realizzare era un sifone sottopassante l’Adigetto nel luogo allora denominato Rotta Rovigatta. Per essere certi della completa realizzazione del progetto furono dati pieni poteri al provveditor Giacomo Barbarigo, da cui i manufatti – le Botti Barbarighe – presero il proprio nome; poste fra i Comuni di Adria, Cavarzere e Pettorazza, furono inaugurate nel 1557.

Il delicato nodo idraulico in cui vennero costruite le rese fin dall’origine particolarmente fragili. Furono distrutte, abbandonate e rifatte più volte: non ressero alla Rotta di Lusia del 1649; un nuovo crollo occorse nel 1661, e solo nel 1667 poterono essere riattate. Meno di trent’anni dopo dovettero essere ricostruite poco sopra la botte vecchia, i lavori furono eseguiti dal fiorentino Vestri. Quando nel 1752 crollarono nuovamente la presidenza consorziale incominciò a pensare a nuove soluzioni; ricostruite nel 1770, nel 1785 furono ridotte definitivamente a chiaviche.

Spazzate via definitivamente dall’alluvione del 1951, di loro restano solo gli spezzoni in mattoni che emergono dall’acqua.

Nei pressi delle Botti sorgono due idrovore. La prima è l’idrovora Bresega, costruita dal Consorzio omonimo. Il progetto generale di bonifica del comprensorio del Consorzio di Bresega, redatto dall’ing. Luigi Crocco nel 1915, venne approvato dalle autorità nell’anno successivo. Vi si prevedeva, fra le altre cose, anche la costruzione di una nuova idrovora in località Botti Barbarighe, che affiancasse quella costruita negli anni Settanta dell’Ottocento a Voltascirocco. I lavori furono eseguiti fra il 1919 e il 1927 dalla Società Cooperativa di Produzione e Lavoro di Villadose e dalla ditta Franzoso. Oltre allo stabilimento idrovoro, dotato di pompe centrifughe Tosi, come usuale furono costruiti anche la casa del macchinista e i fabbricati annessi. L’idrovora, dopo un riordino elettromeccanico negli anni Settanta, è stata potenziata ed ammodernata anche nei primi anni 2000 su progetto dell’ing. Veronese.

La seconda è l’idrovora Tron (Stopaccine) costruita dal S. Giustina fra il 1922 e il 1925, in base al progetto di bonifica generale del comprensorio consorziale 1912-1914 dell’ing. Carlo Marchi. I lavori furono eseguiti dalle ditte O. Mazzuccato e T. Miazzo. All’interno furono installati tre motori, due diesel ed uno elettrico, forniti dalla ditta Tosi di Legnano. Il manufatto, gravemente danneggiato dall’alluvione del 1951, è stato oggetto di un riordino elettromeccanico dei macchinari fra il 1979-1980.

Attualmente sono in funzione n.2 elettropompe per una portata massima di 6,04 metri cubi al secondo:

n.1 elettropompa da 3020 l/s della potenza di 176 kW

n.1 elettropompa da 3020 l/s della potenza di 184 kW


Progetto finanziato dalla Regione Veneto – L.R. 5/09/1984, n. 50, art. 44
DGRV n. 618 del 11 maggio 2021 e n.1411 del 12 ottobre 2021

 

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