Cavanella Motte


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Impianto idrovoro

NOME: Idrovora Cavanella Motte

LOCALITÀ: Motte di Cavanella d’Adige (Chioggia)

CONSORZIO ORIGINARIO DI APPARTENENZA: Consorzio S. Pietro di Cavarzere

DATA COSTRUZIONE: 1936-43

PROGETTISTI: Manlio Bagagiolo, Fausto Gujotto, Italo Ravasini

NOTE STORICHE:

Il comprensorio dell’ex Consorzio S. Pietro di Cavarzere, compreso tra il Gorzone, l’Adige e il Canale di Valle, aveva una superficie totale di 4.165.72.82 ettari, divisi tra i comuni di Cavarzere (ha. 2.464.63.02) e di Chioggia (ha. 1.701.09.80). Il territorio del Consorzio era diviso in tre bacini:

  1. Bacino San Giuseppe della superficie di 64.23.94 ettari;
  2. Bacino San Pietro della superficie di 2.907.05.18 ettari (dei quali ha. 2.400.39.08 nel Comune di Cavarzere ed ha. 506.66.10 nel Comune di Chioggia);
  3. Bacino Valgrande nel Comune di Chioggia di 1.194.43.70 ettari.

I primi interventi di bonifica nel bacino San Pietro di Cavarzere avvennero nella prima metà dell’Ottocento su un territorio quasi tutto paludoso, famoso per le valli da canna del cavarzerano, e con poche centinaia di ettari utilizzati a colture agricole, sulle quali primeggiava la risaia grazie all’utilizzo delle acque del Gorzone, peraltro sempre più aleatorio a causa della modifica del regime idraulico del fiume che, per la salvaguardia della laguna di Venezia, confluiva le sue acque nella parte terminale del Brenta.

La sistemazione agraria dei terreni del bacino San Pietro iniziò con la costituzione dell’omonimo consorzio datata 15 settembre 1877 che, grazie all’impiego delle macchine a vapore, prosciugò gran parte del comprensorio eliminando le plaghe paludose e malariche.

Il primo impianto idrovoro consorziale con sollevamento meccanico delle acque fu realizzato nel 1881 all’estremità del comprensorio presso l’argine sinistro del Canale di Valle e fu dotato di una macchina a vapore che azionava una grande ruota a schiaffo per il prosciugamento di oltre 2000 ettari. Vennero costruiti, inoltre, i collettori di bonifica che adducevano le acque di scolo alla vasca di arrivo dell’idrovora. Il Consorzio dovette, tuttavia, adeguare continuamente le sue strutture, poiché i terreni appena prosciugati si abbassavano a causa della polverizzazione della torba, per cui fu necessario sostituire la ruota a schiaffo con pompe centrifughe più potenti e più sicure.

Fu così che i consorziati sentirono la necessità di passare a una più razionale opera di bonifica per redimere definitivamente l’intero comprensorio. Venne predisposto in data 12 dicembre 1930 un nuovo progetto esecutivo che, approvato dal Magistrato alle Acque e dal Ministero dell’Agricoltura, ebbe pratica attuazione in lotti successivi, a mano a mano che si potevano ottenere le concessioni ministeriali.

L’edificazione del complesso idrovoro di Cavanella Motte, comprendente l’arretramento della struttura rispetto a quella originaria ubicata sul Canale di Valle, a cui sarebbero arrivate le acque dei canali Principale e Valgrande da scaricare in un mandracchio, venne realizzata tra il 1936 e il 1943. Infatti, i lavori, approvati tramite i D.D.M.M. 08/12/1936 – n° 5288 e 21/03/1938 – n° 1001, terminarono con il definitivo Collaudo in data 10 aprile 1943 a firma dell’ing. Luigi Vollo.

Il progetto, recante le firme degli ingegneri Manlio Bagagiolo e Fausto Gujotto e del geometra Italo Ravasini, comprendeva la costruzione del fabbricato idrovoro, della casa del macchinista, della cabina di trasformazione e le connesse opere accessorie (escavo dei collettori Bebbe, Valgrande e costruzione dei manufatti relativi).

L’idrovora di Cavanella Motte era dotata di un impianto a sollevamento meccanico con una portata complessiva di 13.500 m3/s, necessari per scolare 4.073 ettari, scaricando le acque dell’attuale bacino di S. Pietro di Cavarzere nel Canale di Valle. Il complesso funzionava normalmente per oltre 2.400 ore l’anno, sollevando una quantità d’acqua di ben 30.240.000 mc l’anno.

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