Dossi Vallieri


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Impianto idrovoro

NOME: Idrovora di Dossi Vallieri

LOCALITÀ: Loreo (Ro)

ENTE ORIGINARIO DI APPARTENENZA: Società Pietro Salvagnini e Compagni poi Consorzio Dossi Vallieri (1852-1955)

DATA COSTRUZIONE: 1852-1853

PROGETTISTA: Cesare De Lotto

NOTE STORICHE:

Lo Stabilimento idroforo di Dossi Vallieri venne costruito in località Belvedere di Loreo dalla Società Pietro Salvagnini e Compagni per conto del Consorzio Dossi Vallieri, costituito nel 1852 dalla fusione delle preesistenti Prese Superiore e Inferiore per realizzare l’asciugamento meccanico del territorio. Il lavoro, progettato dall’ingegner Cesare De Lotto (1851), venne eseguito dalla ditta Giorgio Strudthoff di Trieste fra il 1852 e il 1853 allo scopo di portare le acque degli scoli Fosson dei Ferri e Fossa degli Inferiori nell’Adigetto. Come stabilito per contratto, il 15 novembre 1872 lo stabilimento fu ceduto dalla Società Salvagnini al Consorzio.

Proprio con questo progetto iniziò la collaborazione fra il De Lotto e l’ingegnere inglese Robert Whitehead, che all’epoca lavorava per la Strudthoff, e che in seguito, trasferitosi a Fiume, diventerò il famoso costruttore dei primi siluri.

La macchina originaria dell’idrovora metteva in azione due ruote a schiaffo di 8 metri di diametro ciascuna. L’asciugamento meccanico e la coltivazione del territorio apportarono però delle modifiche tali da rendere necessario l’ingrandimento di una delle due ruote, portata al diametro di 10.5 metri nel 1863. Nel 1880 venne aggiunta una terza grande ruota a schiaffo di 11 metri di diametro, in base al progetto 15 giugno 1879, firmato da Giordano Zangirolami e Marino Pedrazzoli.

Un ulteriore radicale rinnovo fu necessario a fine Ottocento; già però all’inizio del secolo successivo cominciò la progressiva sostituzione dei macchinari ottocenteschi: le vecchie ruote e i motori a carbone furono soppiantati prima da pompe centrifughe e motori elettrici (1920-1923), poi da pompe idrauliche ad elica e motori diesel (anni Quaranta).

Il complesso idrovoro fu investito dall’alluvione del 1951 e negli anni seguenti si resero necessari lavori di consolidamento delle fondazioni.

Importanti lavori di ripristino della funzionalità del bacino, di potenziamenti dell’idrovora e di messa in sicurezza sono stati eseguiti recentemente dal Consorzio Polesine Adige Canalbianco e dal successore Adige Po. Nonostante le modifiche, il complesso mantiene il fascino originario e nel corpo centrale aggettante è ancora riconoscibile parte della struttura progettata nel 1851.

Presso lo stabilimento idrovoro trovò la sua prima sede fin dal 1861 l’officina-fonderia di G. Zangirolami, macchinista consorziale, che era diventato abile costruttore meccanico anche grazie agli insegnamenti del De Lotto. Nel 1872 lo Zangirolami, che arrivò ad occupare nel suo Stabilimento meccanico fino a 340 persone, trasferì la sede della sua impresa ad Adria, pur continuando a mantenere in attività anche la sua officina originaria.

L’idrovora Valli Adria costituisce il punto di sollevamento del bacino omonimo, il cui collettore principale è il canale Manin.

Col progetto in data 14 luglio 2020 dell’ing. R. Altieri dei lavori di adeguamento delle apparecchiature elettromeccaniche delle idrovore Valli Adria e Voltascirocco in relazione alle nuove quote di scarico dovute all’abbassamento dei suoli, finanziati con i fondi della Legge 205/2017, art. 1, comma 129 (fondo per la subsidenza), è stata prevista:

– La realizzazione in sinistra idraulica, a monte del mandracchio, di una vasca per alloggiamento di una pompa ad asse verticale di dimensioni in pianta 13 x 14,60 m (ingombro platea), completa di griglia frontale fermaroste e gargami per panconatura necessaria alla manutenzione;

– L’installazione di una pompa ad asse verticale con prevalenza manometrica di 6 m e portata di 2,500 m3/s;

– La posa della tubazione di mandata al di sotto del piano campagna con percorso all’incirca parallelo alla tubazione esistente relativa alla pompa esterna, con scarico nel mandracchio dell’idrovora, con sifone sopra alla quota (+13,00) dei muri sopraelevati con precedente progetto;

– Il potenziamento dell’attrezzatura presente nella cabina elettrica dell’impianto e adeguamento del manufatto stesso della cabina.

Attualmente nell’impianto sono in funzione n. 4 elettropompe per una portata massima di 10,9 metri cubi al secondo:

N.1 elettropompa da 3200 l/s della potenza di 246 kW

N.1 elettropompa da 3500 l/s della potenza di 280 kW

N.1 elettropompa da 2200 l/s della potenza di 200 kW

N.1 elettropompa da 2000 l/s della potenza di 160 kW


Progetto finanziato dalla Regione Veneto – L.R. 5/09/1984, n. 50, art. 44
DGRV n. 618 del 11 maggio 2021 e n.1411 del 12 ottobre 2021

 

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